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venerdì 24 marzo 2017
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           DIARIO DI SERVIZIO DI UN UFFICIALE IN CONGEDO



<07041601> Albergo a cinque stalle PDF Stampa E-mail

Il Feldmaresciallo quest'anno ha scelto un luogo diverso per l'esercitazione. Un posto niente male: Passo Corese, dove sta la Scuola militare di equitazione. Ma anche un posto strano: le caserme e gli edifici di servizio sono sparsi in una zona demaniale molto ampia, senza nessuna concentrazione precisa. Paesaggio collinare e ben tenuto, spazio verde a volontà, niente che ricordi la caserma. Quando la gente ce l''ha contro le servitù militari, dovrebbe invece ringraziare le forze armate se alcuni tratti di costa italiana e alcune zone naturali non si sono riempite di villette abusive e alberghi cafoni come in tutta Italia.

Quando io e Rik arriviamo, è ancora giorno. Raffy si unisce a noi e in tre andiamo a montare il campo minato. Simulato, s'intende, ma realistico. Il luogo è a metà percorso ed è praticamente isolato, dopo una sorgente sulfurea.

(CONTINUA)

 

<07041301> Come nacquero le gare Unuci PDF Stampa E-mail

E' neglii anni '80 che l'Unuci si svecchiò una buona volta e iniziò a pensare a una seria attività addestrativa. Basta vedere le vecchie annate della rivista: si confondevano con l'addestramento le visite alle caserme, le scampagnate e le conferenze, mentre ancora adesso sulla rivista le gare di tiro con pistola e carabina vengono considerate attività sportive invece che addestrative. L'impulso partì dal basso e dal nord: i giovani ufficiali in congedo delle sezioni del nord Italia avevano preso l'abitudine a partecipare alle competizioni internazionali per pattuglie militari. Avendo a un passo  le frontiere con Francia, Svizzera, Austria e Germania, non era per loro difficile partecipare e imparare cose dell'altro mondo: un mondo dove ti davano in mano un fucile vero con munizioni vere, dove i vecchi generali rincoglioniti giocavano a bocce invece di frenare i giovani e farsi l'ufficio gratis, dove l'esercito regolare ti metteva a disposizione luoghi, mezzi e personale. Un mondo dove potevi competere insieme a squadre di militari in servizio. E dove le gare di percorso erano strutturate come veri e propri itinerari di pattuglia, con prove credibili. Ai fini dell'avanzamento e dei richiami L'Unuci e il Ministero non hanno mai tenuto conto di tutti quelli che in vent'anni hanno partecipato a loro spese a decine di gare in Italia e all'estero, per non parlare di chi quelle gare le organizzava e le organizza. Fatto sta che è alla Lombardia il primato di aver fatto negli anni '80 la prima gara seria di livello europeo, ora chiamata Luino, ora Brughiera, ora Lombardia ed or arrivata alla 21a edizione (vedi Associazioni). L'esempio fu imitato dalle altre sezioni, col risultato che negli anni '90 il calendario delle gare nazionali e regionali era frenetico e del tutto scoordinato. Ma ha formato una generazione di pattugliatori addestrati, non a caso nel periodo in cui la progressiva fine della Guerra fredda e l'evoluzione della dottrina verso l'uso di formazioni più piccole e agili spingeva gli stati maggiori all'abbandono del modello basato solo sulle grandi unità. Ma avremo modo di ritornare sull'argomento.

 

 

<07041201> Sbalzi di pressione PDF Stampa E-mail

Una cosa è andare in esercitazione se sei già nell'ambiente, altro è mollare per un paio di giorni lavoro, amici, moglie o fidanzata e raggiungere gli altri. Intanto si suppone che l'equipaggiamento sia tenuto in ordine, reperibile e completo, o almeno in buone condizioni: non solo la mimetica e gli anfibi tenuti in modo decente, ma anche le batterie delle torce elettriche e delle radio cariche, lo zaino adatto, i calzettoni di ricambio. A mettere tutto sul tavolo, sembra facile, ma in realtà manca sempre qualcosa e te ne accorgi solo appena arrivato. Questo perché esci dall'ufficio stanco, hai litigato la sera prima con la tua donna perché non ne vuole sapere delle tue gare che levano tempo, soldi ed energie a lei, in più c'è sempre quello che ti chiama sul cellulare per metterti una riunione importante che ti spezza quei giorni che avevi programmato da mesi, visto che l'unica maniera per andare a fare una gara di pattuglia o un richiamo breve è quello di dirlo a tutti con notevole anticipo. Ma il finale è sempre lo stesso: parti stanco e incazzato, mancherà sempre qualche pezzo, non c'è stato tempo per allenarsi, hai litigato con qualcuno e sai cosa ti aspetta al ritorno: tutto in lavatrice, tua moglie o fidanzata che vuole la sua parte, in più vivi le immagini di quello che hai vissuto poche ore prima come se fossero proiettate in un film d'epoca. 

Ma una volta in macchina o sul treno con i tuoi commilitoni, si entra in un altra dimensione: ci conosciamo tutti da anni, ripassiamo i manuali, cazzeggiamo e siamo rilassati. Alcuni di noi sono già in divisa, tanto ormai nessuno ci fa più caso e a nessuno verrebbe in mente di fare lo stronzo col tesserino di ufficiale in congedo. Forse qualcuno in altri tempi l'avrà pure fatto, chi sa. Abbiamo l'autorizzazione a indossare l'uniforme solo per il tempo dell'esercitazione, ma basta non indossare la giacca della mimetica o della diagonale: anfibi, pantaloni , maglietta o camicia non hanno contrassegni e potremmo sembrare cacciatori. Ma, ripeto, ormai sono tutti così abituati ai soldati di professione, che nessuno fa più caso a poche persone in divisa. In ogni caso abbiamo ben visibile il distintivo dei militari in congedo.

Una volta arrivati a destinazione, aria di casa e la preoccupazione di trovare subito un posto dove alloggiare in modo decente, sia una camerata di caserma che un c.d. albergo a cinque stalle. Zaino a terra e si comincia a esaminare l'equipaggiamento, cercando di mettere ogni cosa a suo posto nel jacket e nello zainetto tattico. Meglio fare tutto prima del briefing. Per pagare le quote (già, perché paghiamo pure!), verificare la nostra identità e firmare moduli di pattuglia e scarico di responsabilità c'è sempre tempo, ma invece è la prima cosa che ci fanno fare. Tutti in fila un'altra volta. Da quel momento siamo giuridicamente soggetti al codice militare di pace.

(1-continua)

 

 

<07041001> Maggiorità PDF Stampa E-mail

Sono tornato a Cesano un paio di settimane fa per conto dell'Associazione del Fante. Siamo stati ricevuti dal Comandante, poi abbiamo parlato con i suoi collaboratori per ottenere quello che ci serviva. Premetto che in quegli uffici ci sono andato poche volte, anzi da AUC si evitava con cura quella parte della Scuola. Ebbene, la cosa che mi ha sorpreso di più è che negli uffici soldati e ufficiali giravano in mimetica e anfibi. A parte la scomodità, ho trovato la cosa sconveniente: negli uffici del Campidoglio, dove lavoro, a nessuno verrebbe in mente di lavorare in tuta. Non so a questo punto se è stata un'idea del Comandante o una pensata del Ministero ; fatto sta che gli uomini in drop - il nostro service dress - era un ricordo. Ma a ben vedere, quella delle uniformi è una storia strana. Adesso in Afghanistan i nostri soldati girano con mimetiche piene di strappi e di buchi perché si risparmia pure sulle scorte, ma quando ho fatto la naja avevamo un ferrovecchio di fucile Garand, ma quattro divise complete: due mimetiche, una drop e una diagonale (queste ultime due poi unificate), mentre i soldati avevano due mimetiche e una drop. E' vero che non si usciva in borghese, ma è anche vero che i servizi d'ufficio non si facevano in mimetica. Avevamo anche un cappotto di castorino, che è stato sostituito alla fine degli anni '70 da un impermeabile imbottito. Morale: almeno per il vestiario, l'esercito di leva spendeva molto di più di quello attuale, ridotto e professionale.


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